Scusi, l'uscita?
Com’è successo? Alcune considerazioni per aiutarci a definire meglio la situazione:
• Il denaro si è virtualizzato, mutui, finanziamenti,carte di credito, bancomat, bonifici, assegni, di fatto la gran parte della massa monetaria non esce più dal circuito bancario e questo consente di avere sempre disponibilità. Ciò ha permesso a alcuni, molti, furbi di prestare gli stessi soldi più volte.
• Si è così creato un gioco di specchi in cui il denaro sembrava essersi magicamente moltiplicato, banche prestavano a finanziarie che ri-prestavano a privati che creavano bolle immobiliari e finanziarie con cui ottenere altro credito in una spirale perversa che porta a garantire il debito con il debito.
• Chi amministra il denaro, finanziarie, banche, fondi, hedge found e simili ( che sono spesso facce diverse dello stesso solido) usano solo in piccola parte denaro proprio: la maggior parte è fornito da azionisti, investitori e correntisti, sui quali in definitiva ricade la totalità del rischio; invece i profitti ,commissioni e interessi, sono goduti dalla società che li amministra come vuole, vedi i megastipendi e benefits di top manager, consigli di amministrazione, revisori, broker, consulenti, ecc ecc .
• A dirigenti di grande etica e onestà che garantissero stabilità al sistema finanziario si sono preferiti strapagati manager rampanti, creativi esperti di ingegneria finanziaria con il plusvalore come unico obbiettivo, le conseguenze le abbiamo sotto gli occhi.
• Colpevole incapacità, ignoranza, complicità, spesso comportamenti consapevolmente criminosi sono da imputare a tutta una classe dirigente finanziaria mondiale; questo con l’assenza e la connivenza pressoché totale della politica. Con autorità di vigilanza, (volutamente?) indebolite, inadempienti e impotenti, si è scatenato un vero far west, vinca il più forte e prepotente, con la speculazione libera d’imperversare mentre i comportamenti etici venivano stigmatizzati osteggiati e derisi. Italia docet: abbiamo addirittura depenalizzato il falso in bilancio, che in economia equivale al togliere il divieto di fumare in una raffineria di carburante avio.
• La società nel suo insieme ha superficialmente accolto la politica del credito facile con entusiasmo, considerandolo un incentivo alla crescita della produzione; dimenticando che l’altra faccia del credito è il debito. L’effetto nell’insieme è quello della cocaina , prima c’è un up, ma poi c’è un down, con l’aggravante del portafoglio vuoto :-) .
• Ultimo ma assolutamente non ultimo, in tutto questo c’è l’assordante, e sospetto,silenzio dei maggiori network d’informazione, che non hanno quasi mai acceso i riflettori e indagato sui macroscopici conflitti d’interesse, sulle migliaia di scatole cinesi, i paradisi offshore e sui prodotti finanziari spazzatura che invadevano l’economia e mettevano a rischio il risparmio e il lavoro di milioni di cittadini. Anzi, i grandi maghi della finanza erano anche incensati, additati alla pubblica ammirazione, perché creavano ricchezza. Fatti conosciuti che sulla rete, ad esempio, erano denunciati a gran voce. Ora che la festa è finita chi paga il conto?
Vi sembra il caso di interessarci all’argomento?
Ragazzi, che botto!
Dagli anni 80 in poi con la Thacher e Reagan, e con la caduta dell’ideologia comunista, la parola d’ordine diventa “ARRICCHIRSI”. E in tutto l’occidente si scatena una corsa all’oro. Deregulation, e vinca il (forse) migliore. Ci sono due modi di arricchirsi, creando nuova ricchezza, e sei un grande, o impadronendoti della ricchezza altrui. Inutile dire che non c’è gara, i furbi e bastardi stravincono. Chi può, abusando di posizioni protette e certi professionisti, aumentano i prezzi, chi può specula su tutto, altri cercano di aumentare la redditività cercando di abbassare i costi a scapito dei dipendenti, automatizzazione, immigrazione, precariato, e ancora oltre, DELOCALIZZAZIONE… . Produci e girerai il mondo! Cina Vietnam, India, Bangladesh, Ungheria, Romania … Risparmio sul personale, sulle tasse, sui terreni, sulla sicurezza; il mio plusvalore aumenta di giorno in giorno. E vai di Porsche, squillo e champagne!
Le bolle, scoppiano?
Cos’è, in economia,una “bolla”? E’ quando un prodotto, materiale o finanziario, raggiunge un valore di mercato molto, a volte enormemente, sopravvalutato; ciò accade quando al valore oggettivo viene sostituito con uno soggettivo, emozionale che viene gonfiato(la bolla). Poi,una volta superato il momento irrazionale, si sgonfia per tornare al valore reale, con grande dispiacere e (soprattutto) perdita economica di coloro che l’hanno acquistato per ultimi.
Solitamente questo succede grazie ad una campagna mediatica, che sottolinea i guadagni anziché i rischi; (si sa che gli ottimisti sono sempre più apprezzati che le cassandre, dimenticando che Cassandra, figlia di Priamo re di Troia, anche se condannata da Apollo ad non essere mai creduta, aveva il potere di vedere il futuro, cioè aveva ragione lei) allettando con facili e forti guadagni il popolo dei risparmiatori, coinvolgendoli nella grande festa, nascondendogli ovviamente, che il salato conto finale è a loro carico. Se a questo aggiungiamo che spesso chi anima queste feste sono mediatori, banche e finanziarie ai quali abbiamo affidato i nostri risparmi, che, non usando soldi propri, condividono i guadagni ma non le perdite, capiamo subito come la situazione possa facilmente deteriorarsi. :-)
Non è chiaro se queste bolle sono volute, o sono solo il frutto di facili entusiasmi di irresponsabili che vivono l’attimo, probabilmente un mix di entrambe le cose, ma le conseguenze possono essere disastrose, come l’attuale momento economico,temo, dimostrerà.
Le bolle, come le truffe, hanno vita facile e funzionano perché agiscono sull’avidità dell’essere umano, per questo trovano fertile terreno; ce ne sono molte, sotto varie forme, che tutti conosciamo anche se non le percepiamo come tali.
Un piccolo esempio di diffusa bolla speculativa: la moda casual. Nel passato la “firma” era il modo in cui un’impresa certifica la propria qualità; scarpe, accessori e capi d’abbigliamento di alta gamma, studiati e lavorati da persone d’esperienza che partivano dalla scelta e selezione dei materiali, dall’animale e dalla pianta che forniva la materia fino ad arrivare ai luoghi di vendita con commessi di grande professionalità per consigliare la giusta scelta al cliente, tutto ciò giustifica il prezzo alto.
Nella moda “casual” invece non è quasi mai così, merce che viene prodotta in fabbrica a bassissimi prezzi in Vietnam o Cina, che si ritrova a prezzi altissimi nelle boutique dei centri città, dove grazie a forti campagne di marketing, vengono acquistati solo perché firmati.
In un caso, alta qualità, il guadagno viene diviso abbastanza equamente tra i vari operatori, mentre nel mondo casual si concentrano molto di più, vedi il caso di certi “stilisti”(vedi Guru) arricchiti rapidissimamente e in modo esagerato. Ma mentre le aziende di qualità operano per decenni, certi marchi scompaiono dopo poco, scoppiando come una… bolla.
Ma le bolle che davvero ci devono preoccupare, sono altre, quelle che investono il nostri risparmio, la nostra casa, il nostro lavoro, in una parola, il nostro futuro.
Il denaro, (usare con cautela)
Il carburante di una moderna economia è il denaro. Cos’è il denaro?
Il denaro teoricamente è la rappresentazione virtuale della ricchezza prodotta, della “roba”. È come se per ogni prodotto che noi produciamo, una mela ad esempio, corrisponda un foglio di carta “mela” e si possa scambiare con , ad esempio, 6 foglietti “fragola”. Questo per facilitare il baratto tra merci, perché concorderete che è molto più comodo scambiarsi foglietti di carta che oggetti. Sai che fatica andare in giro con una tonnellata di mele nel portafoglio?
Naturalmente il passo successivo è stato il tentare di rappresentare un valore codificato e condiviso per le varie produzioni e beni: la conchiglia, sesterzio, euro, dollaro, ecc, ecc., in modo di semplificare ulteriormente gli scambi.
Il sistema è valido, e teoricamente funzionale, ma… .Ma, ci sono delle variabili a complicare le cose:
la prima, e più logica, è il diverso prezzo che può avere uno stesso prodotto in aree diverse, semplificando,un litro d’acqua ha un valore molto differente in Svizzera o nel Sahara.
La seconda variabile importante, e fonte di grandi e dannose distorsioni, è la valenza emozionale delle merci.
Ciò che si è disposti a spendere per ciò che ci procura piacere, spesso non ha rapporto logico con il suo valore reale, e questo perché noi paghiamo non il prodotto, ma il piacere, presunto o reale, che ne otteniamo. Al contrario siamo restii a spendere per qualcosa che, pur essendoci utile, spesso indispensabile, non ci dà soddisfazione, o meglio, non ne abbiamo coscienza.
Chi non si lamenta del costo della corrente elettrica, dell’acqua o del gas?
Eppure è una spesa che è spesso molto inferiore ad altre molto più voluttuarie, come divertimenti, gadget elettronici, abiti o altro. Immaginare la nostra vita senza luce acqua e gas, la nostra casa diventerebbe una semplice grotta e la nostra qualità di vita precipiterebbe, eppure si ha questa percezione negativa, consideriamo la spesa “dovuta” e ciò c’infastidisce.
Per una cena fuori spendiamo l’equivalente di un semestre d’acqua potabile in casa, tuttavia ci secca molto di più pagare la bolletta che il conto, ma credo che dovendo scegliere tra 6 mesi d’acqua in casa e una cena non si avrebbe dubbi sulla scelta... , almeno lo spero.:-)
Poi c’è legge della domanda e dell’offerta, la scarsità di offerta fa aumentare i prezzi, la scarsità di domanda li fa diminuire, legge fondamentale , ma non sempre funzionante poiché è relativamente facile, avendone i mezzi, barare. (Fosse cosi ferrea, non si capisce perché i lavori + umili e pesanti, che nessuno vuole fare, non siano meglio pagati) E’il fertile terreno su cui nasce e prospera uno dei grandi mali del nostro tempo, la speculazione.
Tutto ciò rende il valore dei prodotti qualcosa di aleatorio, variabile, virtuale, che permette la formazione di situazioni economiche molto instabili, speculative, le famose “bolle”che tanti danni hanno creato, e creeranno nel prossimo futuro.



